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Approvato il pacchetto Bersani, che abolisce i costi fissi di ricarica, si aprono nuovi scenari per le politiche di pricing degli operatori telefonici italiani.

E’ vero che i costi di ricarica erano invisi alla stragrande maggioranza dell’opinione pubblica italiana, ma è verosimile immaginare che i gestori dovranno studiare delle contromosse per recuperare i mancati introiti.

Sono stati, infatti, circa 900 i milioni di euro incamerati dalle compagnie di telefonia mobile del nostro paese nel 2005 per i soli costi di ricarica, al netto delle spese per il mantenimento della rete di distribuzione. Una cifra decisamente rilevante, la previsione del cui mancato ingresso per l’anno in corso ha fatto scendere il titolo Telecom dell’1,24%, segno tangibile delle prospettive e delle reazioni del mercato al provvedimento ministeriale.

Ma se per Telecom il danno è consistente, per gli altri operatori, sul cui fatturato il costo di ricarica incide in misura maggiore, la questione si fa decisamente seria.

Il rischio è che una parte dei mancati introiti venga recuperata con un aumento delle tariffe. Da una recente indagine Agcom, infatti, risulta che il prezzo delle telefonate in Italia è inferiore alla media europea, se si escludono i costi di ricarica, appunto, ma questa situazione non sembra destinata a perdurare a lungo.

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Altroconsumo:
inchiesta telefonia mobile.
Tutti bocciati in comunicazione e trasparenza



Bocciati in comunicazione e trasparenza i gestori e i rivenditori di telefonia mobile. E’ questo quanto emerge dall’inchiesta condotta da Altroconsumo, associazione indipendente di consumatori, sui quattro gestori di telefonia mobile attivi in Italia. Tim, Tre, Vodafone e Wind risultano carenti sulle informazioni al cliente e i servizi che forniscono lasciano a desiderare.

Altroconsumo ha attivato due utenze per ciascun gestore, una delle quali, dopo un paio di settimane, è stata portata ad altro operatore per verificare il livello di servizio relativo alla portabilità. Su ognuna delle utenze è stato effettuato un certo traffico telefonico registrando la durata di ogni telefonata. Tanti i disservizi rilevati.

Desolante la qualità del servizio di attivazione delle utenze. Su 12 attivazioni 9 si sono aggiudicate un giudizio pessimo. In tre casi le sim sono state consegnate senza la confezione originale. Due terzi dei rivenditori hanno fatto firmare documentazioni incomplete e informato in modo scarso sull’utilizzo dei dati personali. Solo per meno della metà delle attivazioni il rivenditore ha segnalato le condizioni di utilizzo e la data di scadenza della sim. L’esempio peggiore è capitato in un punto vendita MondoWind di Milano dove i dati personali dell’incaricato di Altroconsumo, cui era stato chiesto di attivare una sim, sono stati utilizzati senza alcuna autorizzazione per attivare irregolarmente anche un’altra utenza ad uno sconosciuto. Altroconsumo ha denunciato il caso alla Polizia Postale e delle Telecomunicazioni per evitare che la responsabilità, in caso di utilizzo illegale, ricadesse sull’intestatario della carta. Purtroppo il fatto non è così insolito, tanto che recentemente - il 16 febbraio 2006 -  il Garante per la privacy ha ribadito il divieto di attivare schede telefoniche e segreterie all’insaputa dei clienti.

Altroconsumo ha anche verificato se i gestori applicassero correttamente le tariffe e, ancora una volta, l’aspetto meno soddisfacente è stato quello dell’informazione al cliente. Tutti gli operatori  applicano, per alcune tariffe, sistemi di ricarica basati sulle telefonate ricevute, cui viene assegnato un credito sottoforma di bonus. Quasi nessuno dei gestori fornisce informazioni sul traffico ricevuto rendendo di fatto impossibile un controllo. Solo Wind fornisce informazioni sul traffico di telefonate ricevute. Non è quindi possibile per il consumatore verificare se i bonus promessi vengano effettivamente e correttamente assegnati.

Insoddisfacenti i risultati delle prove effettuate per valutare il comportamento dei gestori riguardo le modalità e i tempi di portabilità del numero. Nella metà dei casi non è stata fornita alcuna documentazione e, punto più dolente, non è stata data al cliente alcuna certezza riguardo alla data di passaggio da un operatore all’altro con il rischio di perdere il credito residuo della vecchia sim. Al momento della richiesta di portabilità i rivenditori non sono stati in grado di dire al cliente quale sarebbe stata la data effettiva del passaggio del numero telefonico.  La situazione peggiore registrata da Altroconsumo si è verificata con la domanda di portabilità del numero da Tim a Tre: sono passati tre mesi e mezzo dalla richiesta di attivazione al passaggio effettivo di operatore.
“Altroconsumo da tempo ha richiesto all’Autorità garante delle comunicazioni che venga introdotto il diritto di trasferire da un operatore all’altro, in caso di portabilità, il credito residuo” - sottolinea Paolo Martinello presidente dell’associazione - “e che il passaggio del numero telefonico avvenga obbligatoriamente in tempi brevi come già previsto dall’Authority stessa”.